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PD, sovranità e bispensiero

1435225495Il Consiglio comunale di Marsciano, riunitosi nella seduta dell’11 giugno scorso, ha approvato un Ordine del Giorno proposto dalla maggioranza votato anche dal Consigliere Pilati con il quale si esprime la totale contrarietà all’avvio del procedimento di vincolo paesaggistico nell’area che tutti conosciamo, inclusa quella coinvolta nella ricostruzione post sisma. Le motivazioni che sono state prodotte per tale atto sono state espresse, con la consueta e contraddittoria retorica, dal Sindaco Alfio Todini. In prima battuta si è sostenuto che, come ammette lo stesso Sovrintendente (preso come test attendibile solo quando esprime pareri in linea con l’Amministrazione Comunale) nel provvedimento, l’area è ben conservata e, perciò, non bisognosa di tutela paesaggistica. Successivamente ci si lamentati della (a dire il vero incomprensibile) esclusione di luoghi come Migliano, Monte Lagello, Monte Vibiano e Monte Vergnano dal Vincolo stesso rendendo perciò inefficace la prima tesi. Per finire si sostiene che la presenza di luoghi fortemente compromessi come Olmeto siano in contraddizione con la finalità del vincolo. In sostanza non abbiamo capito quali caratteristiche debbano avere, nell’ondivaga opinione del Sindaco, ipotetiche aree sottoponibili a tutela paesaggistica.

E tutto l’Ordine del Giorno iniziale, assolutamente irricevibile, tesseva le lodi di questa e delle precedenti Amministrazioni in merito alla difesa e alla salvaguardia del territorio. Come se il Comune di Marsciano non fosse quel territorio che ha visto, nel corso del tempo, lo scempio di Olmeto, le vinacce, i laghetti a Papiano e Castello delle Forme, le infinite cave con annesse montagne artificiali et cetera. Come se la Provincia di Perugia non avesse completamente bocciato un intero Piano regolatore elettorale che intendeva permettere nuove e imponenti costruzioni in aggiunta alle megalottizzazioni (semivuote) di Marsciano, San Biagio e Badiola. Come se non fosse quel Comune che, non avendo promosso un Regolamento delle Aree commercialmente sature (come la Legge prevedeva), ha permesso la proliferazione di numerosissimi Centri Commerciali periferici che hanno svuotato il Centro fino allo scandaloso epilogo della questione Coop.

È chiaro che una opposizione non poteva votare un documento così di parte (oltre che palesemente fantasioso). Abbiamo cercato in ogni modo di giungere ad un voto unanime cercando di avvicinare le varie sensibilità del Consiglio perché anche noi pensiamo che il Vincolo, non in assoluto ma per come è concepito, sia dannoso all’area stessa che vorrebbe tutelare. Non un solo giorno di ritardo o un euro in più può essere addebitato alla popolazione che ha subito i danni del Sisma del 2009 per una guerra burocratica tra Enti che non dialogano. E il comparto agricolo e produttivo non può certo soffrire ulteriormente le conseguenze di quello che, in sostanza, è un divieto assoluto di edificabilità. Noi abbiamo proposto un ODG che permetteva al Comune di tutelarsi anche in via legale ma che chiedeva solo di non considerare come negativo qualunque ipotesi di Vincolo ma solo di sospendere quello presente e aprire una discussione pubblica sull’argomento.

Non c’è stato nulla da fare; quella stessa Amministrazione che non ha alzato un dito quando la regione ha ignorato l’integrazione del Consiglio Comunale al R.R. 7 sulle Rinnovabili e quando gli Enti preposti accordano autorizzazioni molto discusse (come quella della Provincia delle Vinacce), si riscopre Sovranista e Democratica (la programmazione territoriale è del Popolo!!!) quando si parla di un vincolo della Soprintendenza. Il solito concentrato di Bispensiero.

Federico Santi – Capogruppo Consiliare L’Altra Marsciano

Erano i sindaci di tutti, saranno i consiglieri di qualcuno

Il nuovo lassativo consigliato dalla farmacia comunale

Il nuovo lassativo consigliato dalla farmacia comunale

“Sarò il Sindaco di tutti” – è il ritornello che abbiamo sentito alle scorse amministrative dai vari candidati.

Frase celebre, sentita e risentita soprattutto negli ultimi anni, una sorta di dichiarazione di imparzialità che ci suona sempre più retorica alla luce dei fatti.

Questa campagna elettorale rinnova la confusione tra il politico e l’istituzionale sovvertendo scale e valori, scompaiono le riunioni di partito, scompaiono le iniziative pubbliche che lasciano spazio ad una campagna fatta di incontri bilaterali, di cene a lume di candela, di inaugurazioni, si ha la sensazione che i candidati degli schieramenti maggiormente accreditati alla vittoria (tutta da conseguire in realtà), con gli elettori ci andrebbero perfino a dormire e non ci riferiamo ai legittimi consorti. Hanno privatizzato la campagna elettorale, hanno fatto scomparire qualunque idea di futuro, qualunque progetto che non sia solo uno slogan o un titolo. Rifiutano di confrontarsi pubblicamente con i candidati delle altre liste, si intrufolano tra le file dei potenziali elettori chiedendo fiducia, non su un progetto politico, non su un’idea, ma sulla propria persona e sulla propria capacità e sincerità, sulla propria volontà di mantenere le promesse e gli impegni presi appunto in separata sede, in privato.

Quando appaiono in pubblico, i candidati, sono scortati, accompagnati, guidati, supervisionati, appoggiati, da ministri, sindaci, assessori, si infilano in tutti gli appuntamenti istituzionali e non, l’impressione è che quei sindaci, quei ministri, quegli assessori, improvvisamente si siano dimenticati delle dichiarazioni roboanti di imparzialità e pieghino le istituzioni al servizio non tanto della politica, ma dei politici, consiglieri regionali in pectore.

Perfino la Farmacia Comunale pubblica, nella sua pagina facebook, gli appuntamenti elettorali di un Consigliere Regionale senza alcun pudore. Ci piace pensare che lo zelante operatore, prima di rimuovere il post in seguito agli insulti, non abbia nemmeno compreso la gravità della sua condotta.

La casa comunale, la casa della salute, l’ospedale sono letteralmente invasi, sommersi di materiale elettorale del PD.

I consiglieri ed assessori uscenti hanno un tasso di dinamismo negli ultimi 30 giorni, tra inaugurazioni, strette di mano, protocolli d’intesa, pause caffè che si è portati a pensare due cose: cosa hanno fatto nei 5 anni che hanno preceduto questi giorni e quale meraviglioso elisir naturale abbiano sperimentato per tenere così alti i ritmi della campagna elettorale. A mo’ di consiglio vi invitiamo ad andare presso la struttura inaugurata qualche giorno dopo l’inaugurazione, più della metà sono chiuse esattamente come prima che fossero inaugurate: che noi non si sappia cogliere il significato intimo della parola inaugurazione?

Associazioni, gruppi organizzati, comitati, vengono tempestati di telefonate per organizzare appuntamenti, coloro che possono permettersi i comitati elettorali li usano per riempire l’agenda di impegni, stanno cancellando la politica, non si accontentano di subordinarla al proprio interesse personale, non gli basta utilizzare le istituzioni per fare propaganda, in barba a qualunque legge vigente, ma anche al più semplice principio democratico, ma espellono la politica dalla campagna elettorale, per poi accorgersi che manca la partecipazione.

Noi de “l’Umbria per un’altra Europa” pensiamo in realtà che ad alcuni interessi ben poco la partecipazione, interessa di più la vittoria ed il secondo posto succulento, si sono scritti una legge elettorale ad hoc che tra poco più di un anno sarà dichiarata incostituzionale perché intendono vincere a qualunque costo, anche a costo di sacrificare la politica, anche a costo di piegare le istituzioni al proprio bisogno elettorale.

Manca ormai una settimana al giorno delle elezioni, ci interessa che partecipino più persone possibili al voto, continueremo fino all’ultimo minuto possibile a portare avanti la nostra campagna elettorale, nelle piazze, alla ricerca del contatto diretto, con assemblee, chiedendo il confronto pubblico, intendiamo marcare le differenze.

Differenze programmatiche, di progetto, di ideali, di credibilità. Una delle differenze rispetto alla quale vi invitiamo a scegliere è appunto questa: non abuseremo mai delle istituzioni piegandole ad un interesse privato, non useremo le istituzioni per fare campagna elettorale semplicemente perché svuoteremmo di credibilità e di senso una funzione pubblica.

Se anche voi la pensate così e ritenete questo un punto dirimente ricordatevi di noi Domenica 31 Maggio.

Tania Natalizi, Sanni Mezzasoma

Candidati al Consiglio Regionale per ‘L’Umbria per un’Altra Europa’ per Michele Vecchietti Presidente

Ordine del giorno

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Ordine del Giorno
Su iniziativa dei Consiglieri: Federico Santi e Filippo Umbrico

Avente ad oggetto: “Piscina Comunale Spina”
PREMESSO CHE

la chiusura della Piscina Comunale di Spina ha rappresentato una ferita non ancora rimarginata per l’intera Comunità Marscianese e per gli abitanti della zona nord del Comune in particolare;
le piscine posizionate nella zona sud di Perugia e nella media valle del Nestore, bacino potenzialmente appetibile per l’impianto di Spina, sono frequentate da moltissime persone nel periodo estivo;
nelle diverse legislature si sono susseguiti progetti di ogni tipo, per i quali si sono spesi anche risorse pubbliche che non hanno prodotto risultati concreti;

VERIFICATO CHE

con la firma del 24 Marzo 2014 l’A.C. ha perfezionato l’operazione che prevede il finanziamento attraverso risorse che il Ministero dello Sviluppo economico ha riconosciuto al Patto territoriale VATO (Val di Chiana, Amiata, Trasimeno, Orvietano) di 200.000€ ai quali vanno a sommarsi i 110.000€ previsti dal Comune con l’accensione di un mutuo;
la riapertura della suddetta piscina era presente in molti programmi elettorali e, in particolare, in quello dell’attuale Amministrazione Comunale;

CONSIDERATO CHE

l’operazione è presente nel Piano triennale dei Lavori Pubblici recentemente approvato;
nel primo appuntamento de ‘La Giunta Risponde’ del 25-09-2014 l’Assessore competente Gionata Moscoloni ha ipotizzato che l’affidamento dei lavori sarebbe avvenuto entro il mese di Gennaio;
la possibilità che le misure della piscina grande siano compatibili con le attività agonistiche e che la piscina piccola sia a disposizione da subito costituirebbero un fondamentale aiuto per la sostenibilità a lungo termine degli impianti;

IL CONSIGLIO COMUNALE

CHIEDE AL SINDACO E ALLA GIUNTA

di verificare tutte le strade percorribili per assicurare degli impianti regolari per le attività agonistiche;
in ogni caso, di rassicurare la collettività comunale sul fatto che la Piscina Comunale di Spina riaprirà i battenti con tutte le vasche in funzione in tempo utile per svolgere il suo servizio per l’intera estate 2015.

Marsciano lì 15/01/2015
Federico Santi
Filippo Umbrico

MARSCIANO SUL GRAPPA

La questioni Vinacce a Marsciano ha raggiunto dei picchi talmente surreali da risultare eccessivi anche per un romanzo di Kafka. Cerchiamo di imbastire una crono-storia sintetica delle principali tappe della vicenda per avere uno sguardo d’insieme:

  1. Nell’Agosto 2013 i cittadini di Papiano vengono informati, direttamente dagli uffici Comunali che avviano le procedure di esproprio per l’imponente viabilità, della imminente realizzazione di un sito di stoccaggio di 70.000 mc a due passi da un bene paesaggistico tutelato come Palazzo Tini e a tre dal centro abitato stesso. Si individua anche un sito di stoccaggio temporaneo al Cerro direttamente all’interno del centro abitato. Papiano, con una mobilitazione straordinaria e con la raccolta di 2.500 firme, fa capire che non permetterà questa follia. Si compiono anche abusi edilizi con dei lavori di sbancamento non autorizzati che impongono il sequestro del sito di Papiano. Il Sindaco Todini fa spallucce e, in vista delle elezioni, dichiara tutto superato giurando che lui non ne sapeva niente. L’assessore Provinciale Bertini assicura che la Provincia non intende autorizzare perché i Socialisti sono da sempre amici dell’ambiente in particolare i 12 mesi prima delle elezioni. La Provincia, infatti, pone delle prescrizioni proibitive per la realizzazione degli stoccaggi al Cerro.
  2. Non ci sono tracce della problematica vinacce nella campagna elettorale se non nei programmi delle opposizioni e in qualche polemica schermaglia nel confronto tra i candidati Santi e Todini al Concordia. Todini ricorda al vetero-comunista che agitare gli spettri è un comportamento irresponsabile per una opposizione che, tra l’altro, vorrebbe socializzare i mezzi di produzione e banchettare con la tenera e innocente prole piddina.
  3. Il 4 Luglio, nemmeno un mese dopo il ballottaggio, svaniscono d’incanto le prescrizioni della Provincia (confermando la minima dimestichezza ambientalista post-elettiva dei socialisti) e viene autorizzato lo stoccaggio temporaneo al Cerro in una Conferenza dei Servizi nella quale il Comune è assente ma invia una memoria fortemente dissuasiva nei confronti della possibile autorizzazione. Talmente dissuasiva che si conclude con: ‘talora, legittimamente, decideste di ignorarci almeno usate i camion con la marmitta catalitica’.
  4. Subentra, in questa fase, un lungo intervallo di tempo nel quale le opposizioni cercano, attraverso decisioni unanimi di dare forza al ricorso che l’Amministrazione Comunale promuove contro l’autorizzazione provinciale e ad alcune modifiche di regolamenti comunali tesi a rendere più salubri ed economicamente svantaggiose operazioni di stoccaggio di materie marcescibili all’aperto. Il bluff della maggioranza si concretizza quando, invece di produrre una Ordinanza contro lo stoccaggio come chiesto dalle opposizioni, il Sindaco ne emana una a favore dello stoccaggio in Silobag quale male minore. Il giorno dopo già si capisce l’andazzo quando la Di Lorenzo comincia a stoccare fuori dal piazzale asfaltato aumentando a dismisura la base di stoccaggio. I silobag sono messi direttamente sul terreno senza nessuna protezione perché tanto, come dice il nostro amato Sindaco: ‘non si romperanno mai, agitare questi spettri è un comportamento irresponsabile per una opposizione che, tra l’altro, vorrebbe la fine dello sfruttamento capitalistico dell’Uomo sulla Natura’.
  5. Lo stoccaggio avviene in un’area diversa da quella autorizzata nella quale insiste una proprietà pubblica come si dimostra nell’immagine allegata. Come sia possibile che nessuno intervenga in questo caso rimane un mistero. Non esiste agli atti nessuna servitù pubblica che consenta lo stoccaggio nel sedime catastale (diverso da quello fisico) del fosso. Probabilmente a Marsciano del Grappa esistono normative particolari di cui gli stessi cittadini non sono a conoscenza.planimetria visura
  6. Venendo agli ultimissimi sviluppi ci basterà mostrare queste immagini per dare il senso della condotta di questa azienda che è in guerra con tutte le comunità con cui è venuta a contatto e dell’ignavia dell’Amministrazione Comunale che ha permesso, con una Ordinanza del Sindaco, un sistema di stoccaggio così approssimativo. Il fosso di Vallerani presumibilmente ha portato, con gli acquazzoni di questo periodo, tutto il percolato nel Nestore e, di li a poco, nel Tevere. Poco male, negli stabilimenti dell’azienda a Pontevalleceppi più di una volta sono stati ipotizzati usi impropri del Tevere (http://tuttoggi.info/la-distilleria-di-ponte-valleceppi-ritira-il-progetto-delle-biomasse-esultano-i-cittadini/155868/). sversamenti
  7. Per chiudere in bellezza, a dimostrazione che l’appetito vien mangiando, l’azienda Di Lorenzo, ingrata fino al midollo, ha presentato ricorso contro l’Ordinanza del Sindaco (quella che gli ha concesso il discusso stoccaggio) perché, a suo parere, questo sistema di stoccaggio era di per sé consentito indipendentemente da qualunque ordinanza in quanto assolutamente privo di alcun margine di rischio ambientale. In questo modo ha evitato di produrre il Progetto definitivo richiesto dall’ordinanza stessa nel quale sarebbe emersa la mancanza di servitù sulla particella sopra indicata. L’azienda in questione ha presentato ricorso anche contro la decisione del Consigli Comunale sulla zona di Papiano di optare per una destinazione sul PRG incompatibile con l’esercizio ipotizzato. Se sommiamo a tutto ciò il fatto che la proprietà del sito di Papiano rimane in capo al gruppo in oggetto che si sta interessando anche ad altre proprietà in vendita nel marscianese, risulta evidente come l’obiettivo della Di Lorenzo è ancora più impattante di quello dichiarato.

A questo punto, se l’Amministrazione non vuole essere trattata definitivamente come complice attiva dell’azienda Di Lorenzo potrà solo, finalmente, emanare questa Ordinanza contingibile e urgente,data l’evidenza del danno ambientale, obbligando lo sgombero dello stoccaggio del Cerro e la messa in sicurezza di tutto il territorio comunale.

NON ESISTE COMPROMESSO POSSIBILE, L’AZIENDA DI LORENZO SE NE DEVE ANDARE DA MARSCIANO!

 

 

Tasse e Vinacce

Nell’ambito della discussione sull’individuazione delle tariffe TASI e IMU abbiamo chiesto alla struttura Comunale di quantificare il costo di tre operazioni che avrebbero rappresentato segnali politici importanti:

  1. L’aumento delle esenzioni per reddito Isee da 6.000€ (limite sotto il quale si attesta un numero bassissimo di famiglie) a 10.000€.
  2. L’esenzione dei tributi TASI e IMU per tutte quelle attività poste nei centri storici oltre a quelle sottoposte alla problematica dei lavori del PUC. Sono infatti, per noi, degli importanti presidi sociali da difendere e incentivare prima ancora di premiare nuove aperture.
  3. L’abbassamento della TASI sulla prima abitazione.

I tempi ristretti della discussione e lo studio differito del Bilancio rispetto a queste delibere non hanno permesso una quantificazione realistica delle nostre proposte che quindi non sono state prese in considerazione. Ci riserviamo di proporre ulteriori misure di equità e giustizia tributaria nell’elaborazione delle tariffe TARI (ex TARSU) e addizionale IRPEF. Il Comune di Marsciano ha confermato una tassazione massima su quasi tutte le poste mettendo in essere una politica che è esattamente l’opposto di quello di cui aveva bisogno la nostra comunità. Da questo punto di vista il nostro convinto voto contrario è relativo sia all’operato dell’Amministrazione Comunale che all’operato dei vari governi bipartisan che si sono susseguiti in questi anni che hanno concepito una tassa come la TASI che abbassa gli esborsi per le residenze di lusso e li aumenta per le abitazioni comuni. Queste politiche confuse e recessive stanno distruggendo L’Italia attraverso un progetto lucido a servizio della Germania che ci vuole utilizzare come serbatoio di manodopera a basso costo.

Per quanto riguarda gli ultimi sviluppi della questione Vinacce si è reso del tutto evidente evidente che l’intera partita era di natura prettamente politica. Politica è stato il suggerimento alla ditta di una soluzione marscianese della crisi di Ponte Valleceppi, politica è stata la reazione dell’Amministrazione Comunale spinta dalla rabbia popolare, politica la pressione sugli Enti che, subito dopo le elezioni, hanno cambiato i pareri sullo stoccaggio aperto o chiuso delle vinacce. Fino ad arrivare al compromesso che ci viene proposto oggi come la soluzione. Un compromesso politico che è arrivato fino al TAR che, con una decisione molto poco usuale, non si pronuncia pienamente sul merito e lascia due settimane di tempo alle parti per accordarsi. Un copione talmente ben scritto da risultare quasi credibile. Noi siamo assolutamente contrari a questo esito perché il tutto avverrebbe attraverso un’ordinanza sindacale che autorizza lo stoccaggio in silos bag ma che non annulla né l’autorizzazione allo stoccaggio aperto al Cerro, che potrebbe avvenire successivamente, né le mire della proprietà sui terreni di Papiano.

Federico Santi

Il tempo delle vinacce

vinacce marscianoCon un tempismo perfetto, degno della credibilità della classe dirigente che governa Marsciano e la Regione Umbria, ad urne ancora calde, è arrivato il parere positivo della Conferenza dei servizi provinciale allo stoccaggio delle vinacce in località Cerro. Questo scenario era stato da noi ampiamente previsto in campagna elettorale come si può tranquillamente verificare anche da alcuni estratti del confronto pubblico tra il sottoscritto e in Sindaco Todini al Teatro Concordia (http://www.marsciano7.it/video/servizi/383_faccia_a_faccia_santi_vs_todini.html).

Non intendiamo cavalcare in modo populista la questione e siamo ben consapevoli delle difficoltà insite nella questione: è evidente che la destinazione urbanistica della zona e le competenze di ARPA, USL e Provincia sono preminenti rispetto a quelle comunali.

Ciò nonostante, l’assenza dell’Amministrazione Comunale e, in particolare, del Sindaco Alfio Todini alla Conferenza dei servizi è un dato politico di gravità inaudita.

La presentazione di una memoria, da parte del Comune, lasciata alla discrezione dei tecnici presenti alla Conferenza, senza che nessuno ne perorasse la validità in quella sede, è un palese tentativo di lavarsi le mani e tirasi fuori dalla questione scaricando la responsabilità sugli enti non elettivi. Sperando, con sempre meno fiducia, di sbagliarci e volendo dare credito alla nuova Giunta e al nuovo Consiglio comunale sfidiamo l’Amministrazione Comunale a porre in essere, nei 15 giorni previsti dal dispositivo autorizzativo, i seguenti atti per scongiurare l’esito previsto dalla Conferenza:

  1. Adire a tutte le vie legali a disposizione per contestare la validità dell’autorizzazione; se l’intenzione del Comune era quella di rimandare, con la memoria inviata, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la decisione, allora, chi ha deciso questa tattica, si deve assumere la responsabilità del clamoroso errore (voluto?) o fare ricorso legale;
  2. Esercitare una legittima forma di pressione sui privati che permettono, attraverso un contratto di affitto, l’insediamento di una tale attività nel contesto urbano marscianese verificando anche la possibilità di predisporre forme di premialità per i mancati legittimi introiti derivanti dall’operazione;
  3. Emanare, nella persona del Sindaco (come previsto dall’art. 32 della legge n. 833/1978 e dell’art. 117 del D. Lgs. n. 112/1998), un’ordinanza urgente prevista in casi di possibili emergenze sanitarie e di igiene pubblica, che preveda l’annullamento della dell’autorizzazione allo stoccaggio. Il sindaco è, a tutti gli effetti, il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio e gli sono affidati poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL.Il consiglio comunale condivide questa responsabilità. I numerosi dossier presenti su questa tipologia di lavorazione industriale autorizzano ad avere più di un dubbio sulla salubrità di una tale operazione;
  4. Contemporaneamente, in via del tutto cautelativa, redarre le prescrizioni più vincolanti possibili sulla viabilità locale come previsto dalle competenze comunali.

Auspichiamo che tutti i componenti della Giunta e tutti i Consiglieri comunali, in prima battuta quelli di diretta espressione delle zone interessate, si facciano carico di questa responsabilità indipendente dal loro ruolo di maggioranza o minoranza.

Ricordiamo che gli effetti di tale decisione avranno ripercussioni su un territorio ampio che interessa, non solo il Cerro e la Zona industriale, ma tutto il Capoluogo e Schiavo e che pone un’ombra minacciosa sulla zona industriale di Papiano, identificata come sito di prima scelta, e tutto il territorio Comunale.