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Non ce vole una scienza

Sheldon geologia

E’ una bufala. Le vostre macchine vanno a gasolio. La doccia la fate calda. Il quesito è troppo tecnico, anzi pretestuoso. Non siete scienziati, cosa ne volete sapere della geologia.

Mancano solo le cavallette, la peste e la carestia alle ragioni di chi contrasta il referendum di domenica prossima. Il primo ministro sta chiedendo, con forza, di non votare. Andate dove volete, ma non alle urne. Secondo lui, secondo il fronte dell’astensione, noi non siamo in grado di decidere. Non possiamo mettere una crocetta con cognizione di causa. E’ troppo difficile, lasciate perdere, andate al mare. Cosa volete saperne voi di giacimenti, subsidenza, carotaggi, minerali e via dicendo.

Il punto è che non si decide sulla scienza. Non ci sono complicate equazioni da risolvere o teoremi da dimostrare, anche perché i geologi non sanno fare né l’una né l’altra cosa. Quando un geologo ci dice che di scienza non ne sappiamo niente, un fisico perde una ciocca di capelli a causa del nervoso.

Il punto è che si decide su un privilegio. Si decide se lasciare ai privati, a vita, la concessione sulle piattaforme più vicine alle coste italiane. Suolo pubblico concesso per sempre ad aziende private, finché morte non li separi. Questa possibilità è stata introdotta nello Sblocca-Italia, il super decreto del governo Renzi; sì, è lo stesso governo che è coinvolto negli scandali legati ai rapporti con i petrolieri.

La questione economica, per chi non è un petroliere, è inesistente. Non ci guadagniamo nulla da queste trivelle vicino alla costa. Coprono l’1% del fabbisogno, e l’andamento del consumo di petrolio e gas è in diminuzione. Ci guadagna solo chi sfrutta un cavillo: finché ho la concessione, e finché nel giacimento c’è qualcosa, non devo bonificare l’area. La legge introdotta dal governo serve proprio a far risparmiare ai petrolieri i soldi della bonifica a fine concessione.

Domenica decidiamo se fare o no un favore ai petrolieri. Se siamo petrolieri, abbiamo tutto il diritto di difendere i nostri interessi. Il problema è che non lo siamo. Anzi, con molta probabilità siamo precari. Se va bene, impiegati o operai. Oppure siamo artigiani, liberi professionisti con una partita iva e quando dobbiamo chiedere un documento ad un qualsiasi ente pubblico dobbiamo passare prima a Colvalenza per chiedere la grazia alla madonna. Altro che concessione a vita, insomma.

Ecco, domenica non serve essere scienziati per andare a votare sì. Serve di essere tra i tanti, tantissimi, che non hanno il privilegio di fare quello che vogliono con il bene pubblico. Tra quelli che non hanno il numero di nessun ministro e non possono farsi approvare nessun emendamento alle 3 di notte.