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Amministrazione locale e sviluppo rurale

Vogliamo cambiare quello che è stato fino ad oggi il rapporto tra agricoltura e amministrazione locale. Le implicazioni sul territorio del modello agricolo che si afferma, sono importanti e riguardano il cibo, il commercio, l’ambiente, il paesaggio, il lavoro; inoltre in mancanza di strumenti chiari le innovazioni possono risultare divisive o mal realizzate come ci insegna il biodigestore di Olmeto, ma anche le recenti vicende legate ad alcuni modelli delle centrali a biomasse.

La funzione puramente informativa sui bandi del PSR in uscita che spesso si sovrappone alle passerelle di consiglieri regionali ed assessori se mai è servita in passato ormai è inutile per il settore e forse anche per gli assessori e i consiglieri stessi; associazioni di categoria, organismi di certificazione, agronomi, organi di stampa, passaparola sono già efficienti in questa direzione, agli amministratori locali si può e si deve chiedere di più, non certo di trasformarsi in imprenditori e neanche di mettersi semplicemente in “ascolto”, non è più sufficiente, soprattutto oggi in territori come il nostro in cui convivono imprese di dimensioni e con matrici produttivi diverse e differenziate, soprattutto oggi in cui le ricadute dei modelli di produzione interessano tutta la popolazione. Non è sufficiente neanche la necessaria attenzione alla regimazione delle acque, serve prevenzione prima che i problemi diventino troppo grandi per risolverli con il controllo.

Oggi serve guardare a ciò che si muove vicino e lontano da noi, serve sperimentare, serve avere una idea di sviluppo locale che possa dare ai produttori e ai consumatori più possibilità di scelta e serve favorire occasioni di confronto su questi temi che non siano semplici passerelle.
Il mercato la farà ancora da padrone nelle scelte dei produttori, ma abbiamo visto che produrre grano ai prezzi odierni non consente non solo di ricavare reddito, ma si perdono soldi, è iniziata la riconversione di un modello produttivo ed è doveroso dire quale potrebbe essere la direzione da imboccare, senza scegliere per gli altri, come già detto, ma ampliando le possibilità di scelta dei produttori.

In alcuni Comuni si stanno sperimentando sistemi di certificazioni su scala locale che diano conto di tipicità e qualità dei prodotti del territorio, nella vicina Todi, ad esempio, l’Istituto di Istruzione Superiore Ciuffelli è una fucina di incontri, idee, progetti, sperimentazioni di cui dovremmo tenere conto e come amministrazione favorire la diffusione dei risultati e delle discussioni che da queste attività scaturiscono, potremmo stabilire un rapporto più stretto con strutture deputate allo sviluppo rurale utilizzandone il lavoro e rendendole più funzionali.

Sempre in termini di territorio si potrebbe lavorare assieme agli altri comuni della Media Valle del Tevere per costruire bandi che consentano l’insediamento di giovani agricoltori che sviluppino progetti di utilizzo sociale delle terre demaniali oggi abbandonate che rischiano di diventare un problema più che una risorsa.

Sviluppo delle filiere corte, piani regolatori che non stabiliscano le superfici agricole e commerciali solo in funzione del valore del suolo in quel particolare contesto economico, ma che diventino strumenti flessibili dentro un quadro ben definito, organizzazione di incontri ed iniziative che diano conto di ciò che si muove, scambi con altri territori che ragionino sul modello agricolo e sui prodotti di qualità, un supporto agli agricoltori che intendano rappresentare le proprie istanze e che non si sentano adeguatamente rappresentati in questa fase, quanto piuttosto lasciati soli. Queste, tra le altre, sono le sfide, l’agricoltura incide in termini importanti sul piano produttivo, lavorativo, commerciale, turistico, ambientale, non è pensabile che gli amministratori possano disinteressarsene perché regolata a Bruxelles, abbiamo strumenti e quelli che non abbiamo li costruiremo per cambiare l’inerzia di questi ultimi anni.

Sanni Mezzasoma

Chi lo ha detto che non si può tagliare la TARI?

In queste settimane l’Amministrazione ha attivato, in alcune frazioni del Comune, il servizio di raccolta domiciliare dei rifiuti organici. Inoltre, chi vorrà smaltire la propria frazione organica attraverso un apposito composter domestico potrà accedere anche ad uno sconto di 50 euro sulla TARI. Ci sembra senza dubbio una bella iniziativa che ci offre la sponda per parlare di quello che invece si potrebbe e dovrebbe fare.

Nel programma che presenteremo alle elezioni comunali della prossima primavera sarà centrale la strategia Rifiuti Zero. Strategia che ha come suo cardine la tariffazione puntuale, o incentivante, dove a guadagnarci sono tutte le parti chiamate in causa nel ciclo dei rifiuti: famiglie, comuni ed ambiente. La bontà di questa scelta è confermata, contrariamente a quanto spesso ci siano sentiti dire dall’attuale Amministrazione di fronte ad una simile possibilità, dall’esperienza del comune di Capannori (LU).

Il comune toscano, che ha una popolazione di 46 mila abitanti ed una superficie di 155 kmq – praticamente identica a quella del nostro comune – è stata la prima amministrazione ad adottare la strategia Rifiuti Zero in Italia. Oggi, ad undici anni di distanza, può godere dei frutti di questa scelta lungimirante. I dati parlano chiaro: la raccolta differenziata nel 2015 si è attestata all’85%, la produzione di rifiuti pro-capite annua si è ridotta a 431 kg, al di sotto della media nazionale (487 kg). Il risparmio sul mancato smaltimento dei rifiuti indifferenziati ha coperto i costi delle assunzioni necessarie per realizzare il sistema di raccolta “porta a porta” (circa 50 nuovi occupati), ma soprattutto c’è stata una riduzione della tariffa, pari al 20% sulla parte variabile.

Il sistema che si andrebbe ad adottare, prevede l’utilizzo di sacchetti per l’indifferenziato dotati di un’etichetta adesiva contenente un chip associato univocamente all’utenza. Al momento del prelievo, tramite un apposito lettore che viene passato sull’etichetta, avviene la registrazione dei dati, che vengono poi trasmessi al sistema informatico, attribuendo così la precisa tassazione al relativo utente.

La tariffazione incentivante introduce quindi un elemento di equità: chi meno indifferenziato produce meno paga, premiando così i cittadini più virtuosi. Questo sistema è un passo in avanti verso una maggiore sostenibilità ambientale ed economica: la produzione di rifiuti viene ridotta considerevolmente, riduzione della quale beneficia anche l’importo della TARI, senza contare i risvolti occupazionali generati dall’introduzione della raccolta “porta a porta”. Un altro elemento fondamentale per far rendere al meglio questo sistema è la partecipazione dei cittadini attraverso un’incisiva campagna d’informazione ed assemblee pubbliche. Come sempre, quando la comunità partecipa alle scelte riguardanti il territorio i risultati positivi sono la diretta conseguenza, ed è  questa strada che vogliamo intraprendere per dare una nuova amministrazione a Marsciano.

Yuri Capoccia – Capogruppo L’Altra Marsciano